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31/01/2017

L’impegno per un futuro sostenibile: la crescita ricomincia dall’attenzione al territorio

Una provincia, quella vicentina, culla dello sviluppo industriale degli anni 60 che ha visto il nascere di grandi aziende storiche, ma che ancora oggi dimostra capacità imprenditive e competenze peculiari per potere essere competitiva sul mercato nazionale e internazionale.
«Non c'è però ancora la ripresa che meriterebbe il nostro territorio - spiega Raffaele Consiglio, segretario generale di Cisl Vicenza - Un sistema finanziario traballante, un apparato burocratico rigido e lento, tempi della giustizia approssimativi, una pressione fiscale elevata: sono solo alcuni dei fattori esogeni all'azienda che frenano sempre più la crescita dell'investimento. Non è ciò che sta dentro i cancelli della fabbrica che preoccupa, ma tutto quello che sta fuori. Bisogna pertanto che le istituzioni, ma anche le imprese, le associazioni culturali, il volontariato, i sindacati, la chiesa e tutti i corpi intermedi della società si riuniscano con il fine di riprogettare il territorio, non solo dal punto di vista economico ed industriale, ma anche culturale e sociale: la ricrescita parte da qui. L'obiettivo deve essere lo sviluppo e il benessere della società, ripartendo proprio dai bisogni del territorio e dei diversi soggetti economici. Sarà pertanto indispensabile interrogarsi per costruire una politica costruttiva che valorizzi le peculiarità e le competenze più singolari del nostro territorio e delle nostre imprese, premi le identità dei lavoratori, nonché scovi gli strumenti utili ad uno sviluppo sostenibile nei confronti dell'ambiente e del cittadino. Il congresso Cisl del 14 e 15 marzo vuole essere uno spazio di comunicazione e lavoro dedicato proprio a questa urgente necessità».
Tra le peculiarità del territorio vicentino da riconoscere e premiare nel nuovo progetto territoriale, sicuramente un forte orientamento a fare impresa e una cultura della partecipazione.
«Proprio per questo - aggiunge Consiglio - il futuro delle imprese vicentine potrebbe essere la co-responsabilità: ovvero la responsabilità del lavoratore verso l'impresa, ma anche del datore di lavoro nei confronti del dipendente. Un rapporto non più incentrato sulla massimizzazione costante del profitto, ma che metta al centro i processi produttivi e le persone, non più i numeri. Il compito dell'industria 4.0 è a parere mio anche questo: premiare il capitale intangibile, la persona e la sua identità come fattore competitivo per l'impresa. In tal senso, andrebbero sicuramente sviluppate delle politiche attive per la riqualificazione delle persone disoccupate, con un duplice vantaggio: il lavoratore potrebbe acquisire delle competenze immediatamente spendibili sul mercato del lavoro e le stesse imprese potrebbero contare su una forza lavoro più qualificata e capace per diventare maggiormente competitive. L'attività politica di riprogettazione del territorio passa anche per la capacità di dare risposte occupazionali ai giovani, impegnandosi per non escluderli dal ciclo produttivo e fornendo loro opportunità a partire dalla formazione. Molti paesi stanno infatti investendo sulla formazione duale: un formidabile laboratorio per l'acquisizione di conoscenze specifiche, ma soprattutto per la crescita personale. Non bisogna infatti dimenticare l'importanza delle competenze trasversali, essenziali al giorno d'oggi tanto quanto quelle acquisite sui banchi di scuola. Mi aspetto dunque che questo nuovo governo attui progetti concreti per riavvicinare la formazione alle necessità del mondo del lavoro, così da permettere ai giovani di conseguire quel lavoro che molto spesso non si trova, perché semplicemente non c'è».

 

 

Fonte: Il Giornale di Vicenza, 31 gennaio 2017